Ma Ashgabat non è solo questo. La
parte più viva la conosciamo nei bazar che abbiamo visitato alla
vana ricerca di un passaggio per Darvaza. Il bazar russo dove
ovviamente la presenza della comunità russa era preponderante, il
bazar di Dashoguz ed il bazar di Tekke oltre al più rinomato bazar
di Tolkuchka ,dove si trova ogni genere di articolo. Ma ciò che ha
maggiormente destato il mio interesse sono state le donne turkmene ,
non particolarmente alte, esili ma non troppo, non appariscenti, dai
capelli scuri e con uno sguardo penetrante, caratteristiche messe in
luce da vestiti molto attillati lunghi fino a terra e dai colori
molto vivaci. Molto belli anche i fazzolettoni che avvolgono il capo
delle donne , ma solo di quelle sposate.
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martedì 10 luglio 2012
lunedì 9 luglio 2012
La città
La sera quando il caldo si attenua
(comunque mai sotto i 30 gradi) usciamo per visitare la città,
questa volta a piedi.
Ashgabat ha subito radicali cambiamenti
urbanistici nel corso dell'ultimo secolo. Dopo il terremoto del 1948
che l'ha praticamente rasa al suolo è stata completamente
ricostruita su stampo sovietico. Stesso destino dopo la proclamazione
di indipendenza dall'Unione Sovietica nel 1991 quando l'allora
Segretario Generale del Partito Comunista del Turkmenistan, Niyazov,
con un colpo di mano ha mantenuto il potere e dato inizio ad un
programma di espansione edilizia con opere autocelebrative come
statue dorate che lo raffigurano, enormi palazzi di marmo, viali
immensi, fontane da mille e una notte oltre a cupole scintillanti. Il
tutto con i proventi delle vendita del gas e del petrolio.
Ben che sia, già visto da altre parti.
Ma il colmo è che tutti questi palazzi controllati giorno e notte da
poliziotti dove il traffico pubblico è vietato, non possono
assolutamente essere fotografati.
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